Dio sa mescolare il dolce con l'amaro e converte in premio eterno le pene transitorie della vita...San Pio Da Pietrelcina

Pio da Pietrelcina, ora San Pio da Pietrelcina, meglio noto come Padre Pio, al secolo Francesco Forgione (Pietrelcina, 25 maggio 1887 - San Giovanni Rotondo, 23 settembre 1968), è stato un presbitero italiano dell'Ordine dei frati minori cappuccini; la Chiesa cattolica lo venera come santo e ne celebra la memoria liturgica il 23 settembre, anniversario della morte.

È stato destinatario, ancora in vita, di una venerazione popolare di imponenti proporzioni, anche in seguito alla fama di taumaturgo attribuitagli dai devoti, così come è stato anche oggetto di aspre critiche in ambienti ecclesiastici e non.


I primi anni (1887-1906)

Francesco Forgione nacque a Pietrelcina, un piccolo comune alle porte di Benevento, il 25 maggio 1887, da Grazio (detto "Orazio") Maria Forgione[1] (1860-1946) e Maria Giuseppa (detta "Peppa") di Nunzio (1859-1929). Fu battezzato il giorno successivo nella chiesa di Sant'Anna. Gli venne dato il nome Francesco per desiderio della madre, devota a san Francesco d'Assisi[2]. Il 27 settembre 1899 ricevette la comunione e la cresima dall'allora arcivescovo di Benevento Donato Maria Dell'Olio. La madre era una cattolica molto devota e le sue convinzioni ebbero una grande influenza sulla formazione religiosa del futuro frate. Il giovane non frequentò le scuole in maniera regolare perché doveva rendersi utile in famiglia lavorando la terra. Solo quando ebbe dodici anni cominciò a studiare sotto la guida del sacerdote Domenico Tizzani che, in un biennio, gli fece svolgere tutto il programma delle elementari. Poi, passò alla scuola per gli studi ginnasiali.

Il desiderio di diventare sacerdote fu sollecitato dalla conoscenza di un frate del convento di Morcone, fra' Camillo da Sant'Elia a Pianisi, che periodicamente passava per Pietrelcina a raccogliere offerte. Le pratiche per l'entrata in convento furono iniziate nella primavera del 1902, quando Forgione aveva 14 anni, ma la sua prima domanda ebbe esito negativo. Solo nell'autunno del 1902 arrivò l'assenso. Forgione sostenne di aver avuto una visione, il 1º gennaio 1903 dopo la comunione, che gli avrebbe preannunciato una continua lotta con Satana[3]. La notte del 5 gennaio, l'ultima che passava con la sua famiglia, dichiarò di aver avuto un'altra visione in cui Dio e Maria lo avrebbero incoraggiato assicurandogli la loro predilezione[4].

Il 22 gennaio dello stesso anno, a 15 anni, vestì i panni di probazione del novizio cappuccino e diventò "fra' Pio".[5] Concluso l'anno del noviziato, fra Pio emise la professione dei voti semplici (povertà, castità e obbedienza) il 22 gennaio del 1904. Nell'ottobre 1905 raggiunse San Marco la Catola per lo studio della filosofia. Nell'aprile 1906 ritornò a Sant'Elia a Pianisi (CB) per gli studi ginnasiali. Si racconta che quell'anno la sangiovannese Lucia Fiorentino (1889-1934), mentre era assorta in preghiera, ebbe una "visione immaginaria" premonitrice dell'arrivo di padre Pio a S. Giovanni Rotondo

La consacrazione e la comparsa delle stigmate (1907-1916)

Negli anni 1907-1908, compiendo il percorso scolastico, fu nel Convento di Serracapriola. Qui fra Pio aveva compagni di studio i fraticelli di San Giovanni Rotondo Clemente, Guglielmo e Leone e, da Roio, Anastasio che abitava la cella accanto a quella sua. I cinque erano allievi del Padre Lettore Agostino da San Marco in Lamis. Del fra Pio "serrano", Padre Agostino scrisse: «Conobbi Padre Pio da frate il 1907, quando l'ebbi studente in Teologia a Serracapriola. Era buono, obbediente, studioso, sebbene malaticcio...». «Pel continuo pianto» che faceva meditando sulla Passione di Cristo fra Pio «ammalò negli occhi». Quel suo pianto, a grosse lacrime e copioso, cessò nel Convento di Serracapriola. Il Venerdì Santo del 1908 (17 aprile) nel Convento serrano fra Pio, già sofferente di "male toracico", fu ulteriormente colpito da una "emicrania" che continuò ad affliggerlo "per tutto il tempo" della permanenza a Serracapriola impedendogli, a volte, di partecipare alle lezioni scolastiche. Nel Convento di Serracapriola, oltre ai malesseri generali, fra Pio patì anche la calura estiva dell'anno 1908: «... qui si sta un po' male», scriveva ai "carissimi genitori", a «cagione del caldo che in questi mesi è un po' eccessivo in questo paese. Non v'impensierite in quanto a ciò, perché sono miserie che l'uomo non può andarne esente...».


Quegli "infiniti affanni" fisici, causati "da una misteriosa malattia" che "galoppava" e l'inappetenza cronica del giovane, allarmarono i Cappuccini di Sant'Angelo. Comunicando telegraficamente con Salvatore Pannullo, parroco di Pietrelcina, i frati convocarono Grazio Forgione, genitore di fra Pio. Giunto a Serracapriola, egli trovò ospitalità nel Convento. Con il padre fra Pio andò al suo paese per una vacanza di salute consigliata dal medico che lo aveva visitato. Già prima dell'anno scolastico 1907/1908 fra Pio era stato per alcuni giorni nel Convento di Serracapriola; vi arrivò in "gita di lavoro", con altri confratelli, dal Convento molisano di Sant'Elia a Pianisi. E tutti insieme, con i frati serrani, vendemmiarono la vigna del Convento. Durante le operazioni di vendemmia, i fumi di alcool liberatisi dalle uve pigiate nella cantina conventuale, inebriarono fra Pio che a Bacco non aveva brindato.

Nel tempo, rinverdendo i particolari di questo episodio serrano, Padre Pio commentava: "Fu l'unica volta in vita mia che il vino mi fece perdere la testa" (cit. P. Luigi Ciannilli da Serracapriola). Ultimato il primo anno del Corso di Teologia a Serracapriola, fra Pio proseguì il suo "benessere morale e scientifico" nel Convento di Montefusco, nell'avellinese, ove per i diversi insegnamenti erano Lettori i Padri: Agostino da San Marco in Lamis, Bernardino da San Giovanni Rotondo, Bonaventura da San Giovanni Rotondo e Luigi da Serracapriola. Il 27 gennaio 1907 professò i voti solenni. Nel novembre del 1908, completati gli studi, si recò a Montefusco dove studiò teologia. Il 18 luglio del 1909 ricevette l'ordine del diaconato, nel noviziato di Morcone. Nei mesi di novembre e dicembre dello stesso anno, risiedette nel convento di Gesualdo (Av). Il 10 agosto 1910 fu ordinato sacerdote nel duomo di Benevento. Nonostante fosse ancora ventitreenne, il vescovo decise per un'eccezione alle disposizioni del diritto canonico che all'epoca prevedevano un'età minima per l'ordinazione di 24 anni[7].

In tale periodo gli agiografi collocano la comparsa sulle sue mani delle stimmate. Fra' Pio diede comunicazione per la prima volta l'8 settembre 1911, in una lettera indirizzata al padre spirituale di San Marco in Lamis: qui il frate racconta che il fenomeno andrebbe ripetendosi da quasi un anno, e che avrebbe taciuto perché vinto «sempre da quella maledetta vergogna»[8]. È stato fatto notare che, nella corrispondenza del frate degli anni 1911-1913, esiste un gruppo di undici lettere (indirizzate a padre Agostino da San Marco in Lamis e a padre Benedetto da San Marco in Lamis) in cui larghi tratti sono copiati, senza citarli, dall'epistolario e da altri testi di Gemma Galgani, la prima santa stigmatizzata del XX secolo.[9]

Il 7 dicembre 1911 fece ritorno a Pietrelcina per ragioni di salute, restandovi, salvo qualche breve interruzione, sino al 17 febbraio 1916[10]. Il 10 ottobre dello stesso anno fra' Pio rispose alle domande perentorie, rivoltegli da padre Agostino da San Marco in Lamis, affermando che avrebbe ricevuto le stigmate, «visibili, specie in una mano», e che, pregando il Signore, il fenomeno sarebbe scomparso, ma non il dolore che sarebbe rimasto «acutissimo»; sostenne inoltre che avrebbe subito quasi ogni settimana, da alcuni anni, la coronazione di spine e la flagellazione[11]. Prestò il servizio militare a Benevento dal 6 novembre 1915. Un mese dopo venne assegnato alla decima compagnia sanità di Napoli.[12]. Svolse il servizio con molte licenze per motivi di salute, sino a essere definitivamente riformato tre anni più tardi, a causa di una «broncoalveolite doppia», il 16 marzo 1918, dall'ospedale principale di Napoli[13].

Il pellegrinaggio a San Giovanni Rotondo (1916-1919)

Il 17 febbraio 1916 fra' Pio giunse a Foggia, restandovi sette mesi circa e dimorando nel convento di Sant'Anna. La sera del 28 luglio, accompagnato da padre Paolino da Casacalenda, arrivò per la prima volta a San Giovanni Rotondo. Pur sentendosi meglio in tale luogo, dopo una settimana circa scese di nuovo a respirare l'aria afosa di Foggia, poiché il permesso chiesto al padre provinciale, anche se non necessario, tardava a venire[14]. In ragione di ciò il 13 agosto Pio scrisse al provinciale, chiedendo di poter «passare un po' di tempo a San Giovanni Rotondo» anche perché, a suo dire, Gesù gli avrebbe assicurato che là sarebbe stato meglio[15]. Fra' Pio venne infine lasciato in tale convento, con l'ufficio di direttore spirituale del seminario serafico[16].

Nell'agosto del 1918 fra Pio affermò di aver avuto delle visioni su di un personaggio che lo avrebbe trafitto con una lancia, lasciandogli una ferita costantemente aperta (transverberazione). Poco tempo dopo, in seguito a una ulteriore presunta visione, fra Pio affermò che avrebbe ricevuto delle stigmate. Tali lesioni vennero variamente interpretate: come segno di una particolare santità, o come una patologia della cute (per es. piaghe da psoriasi), o come auto-inflitte. L'inizio del manifestarsi delle stigmate risalirebbe al 1910, quando per la sua malattia il religioso aveva avuto il permesso di lasciare il convento e di vivere nella sua casa natale a Pietrelcina. Non distante dal paese, tutti i giorni dopo aver celebrato la messa, si recava in una località detta Piana Romana, dove il fratello Michele aveva costruito per lui una capanna e dove aveva la possibilità di pregare e meditare all'aria aperta, che giovava molto ai suoi polmoni malati. Il fenomeno delle stigmate, rivelò al suo confessore, cominciò a manifestarsi proprio in quel luogo, nel pomeriggio del 7 settembre 1910, e si manifestò con maggior intensità un anno dopo nel settembre 1911, quando il frate scrisse al suo direttore spirituale:

« In mezzo al palmo delle mani è apparso un po' di rosso, grande quanto la forma di un centesimo, accompagnato da un forte e acuto dolore. Questo dolore è più sensibile alla mano sinistra. Anche sotto i piedi avverto un po' di dolore. »

Nello stesso periodo cominciarono a circolare voci secondo le quali la sua persona aveva cominciato a emanare un "inspiegabile" profumo, che non era percepito da tutti allo stesso modo: «Chi diceva di sentire profumo di rose, chi di violette, di gelsomino, di incenso, di giglio, di lavanda ecc.»[17]. La voce della comparsa delle stigmate fece il giro del mondo e San Giovanni Rotondo divenne meta di pellegrinaggio da parte di persone che speravano di ottenere grazie[18].

I pellegrini gli attribuirono il merito di alcune conversioni e guarigioni "inaspettate", grazie alla sua intercessione presso Dio. La popolarità di padre Pio e di San Giovanni Rotondo crebbe ancora grazie al passa-parola e la località dovette cominciare ad attrezzarsi per l'accoglienza di un numero di visitatori sempre maggiore. La situazione divenne imbarazzante per alcuni ambienti della Chiesa cattolica[19]: la Santa Sede infatti non aveva notizie precise su cosa stesse realmente accadendo; le scarne informazioni ricevute ben si prestavano ad alimentare il timore di una macchinazione, di fatto sommovente interessi economici, eventualmente perpetrata sfruttando il nome della Chiesa e la tonaca. Un primo inconcludente rapporto fu stilato dal Padre Generale dei cappuccini, il quale a sua volta aveva inviato Giorgio Festa. Questi ipotizzò una possibile origine soprannaturale del fenomeno, ma proprio il suo entusiasmo ne minò la credibilità. Si commissionarono perciò ulteriori indagini, molte delle quali (si dice) condotte in incognito.

La canonizzazione e i carismi

Busto di Padre Pio esposto a Lienz.

Le pratiche giuridiche preliminari del processo di beatificazione iniziarono un anno dopo la morte del Padre, nel 1969, ma incontrarono molti ostacoli, da parte di coloro che erano stati nemici dichiarati di Padre Pio. Furono ascoltati decine di testimoni e raccolti 104 volumi di disposizioni e documenti, e nel 1979 tutto il materiale fu inviato a Roma al vaglio degli esperti del Papa. Il procedimento che portò alla canonizzazione ebbe inizio con il nihil obstat del 29 novembre 1982. Il 20 marzo 1983 iniziò il processo diocesano per la sua canonizzazione. Il 21 gennaio 1990 Padre Pio venne proclamato venerabile, fu beatificato il 2 maggio 1999 e proclamato santo il 16 giugno 2002 in piazza San Pietro da papa Giovanni Paolo II come san Pio da Pietrelcina. La sua festa liturgica viene celebrata il 23 settembre.

Tra i presunti segni miracolosi che gli vengono attribuiti troviamo le "stigmate" che avrebbe portato per 50 anni (20 settembre 1918 - 23 settembre 1968), il dono della bilocazione, la profezia, la lettura dei cuori (capacità di leggere nella mente delle persone, carisma noto come cardiognosi[34]) e la percezione, da parte dei fedeli, di intensi profumi di vario tipo (violette, gelsomino, mughetto, rose ecc.), che si sarebbero manifestati, come segno della sua presenza, anche dopo la sua morte[35]. Il carisma della lettura dei cuori veniva manifestato soprattutto durante le confessioni (Padre Pio arrivava a confessare anche per diciotto ore al giorno: si stima che, in cinquant'anni, abbia confessato circa seicentomila persone[36]). Innumerevoli sono le testimonianze di chi scopriva come il frate conoscesse in anticipo i peccati che gli venivano confessati[37].

Tra i molti miracoli attribuitigli c'è quello della guarigione del piccolo Matteo Pio Colella di San Giovanni Rotondo, sul quale è stato celebrato il processo canonico che ha portato poi alla elevazione agli altari di San Pio. Tra i casi di bilocazione che lo avrebbero visto protagonista c'è quello riferito da Luigi Orione, secondo il quale nel 1925, mentre si trovava in piazza San Pietro per i festeggiamenti in onore di Teresa di Lisieux, gli sarebbe apparso inaspettatamente Padre Pio, che in realtà non si mosse mai dal convento che lo ospitò dal 1918 sino alla morte.